13 Giugno 2011
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Rassegna stampa
Corriere del Veneto, 12 giugno 2011
Alla fine il premier sembra aver deciso: entro la fine del prossimo mese di luglio, il governo presenterà la legge delega sulla riforma del fisco. Una notizia indubbiamente importante: se confermata, il popolo delle partite Iva e dei piccoli imprenditori, proprio in questi giorni alle prese con le ormai imminenti scadenze legate alle dichiarazioni dei redditi, non potrà che rallegrarsene. Certo, l'eventuale diminuzione delle imposte riguarderà tutti i contribuenti, ma per i lavoratori autonomi, e in particolare quelli veneti, una misura di questo genere non può che essere salutata con grande soddisfazione. Anche se la crisi sembra essere ormai alle nostre spalle, la disoccupazione non accenna a diminuire e la situazione, per molti settori manifatturieri, è ancora molto difficile. Nonostante ciò, i dati macro economici sono incoraggianti. Secondo gli scenari di previsione di Unioncamere Nazionale, il Veneto e la Lombardia saranno le locomotive d'Italia del 2011 che avranno il compito di trainare fuori dalle secche della crisi il resto del Paese. In termini di Pil, di consumi, di investimenti fissi lordi e di esportazioni, queste due realtà registreranno incrementi di crescita a livelli europei. Certo, come sottolineavo poc'anzi, i nodi irrisolti rimangono molti: oltre alla disoccupazione che non accenna a diminuire, segnalo il deficit infrastrutturale che grava sul nostro sistema economico; gli spaventosi ritardi nei pagamenti in capo soprattutto al pubblico impiego; i costi della giustizia e in generale di una Pubblica Amministrazione che non sempre funziona come dovrebbe.
Per i veneti, inoltre, c'è anche il grave problema di un carico fiscale non compensato da trasferimenti altrettanto importanti. Infatti, non è un caso che il residuo fiscale della nostra Regione sfiori i 7 miliardi di euro l'anno. Ciò vuol dire che il saldo, tra quanto versiamo di tasse e contributi e quanto riceviamo in termini di trasferimenti e servizi, ci relega tra le Regioni più penalizzate del Paese. Per questo la presentazione della riforma fiscale annunciata dal premier Berlusconi nelle prossime settimane ha una valenza molto particolare soprattutto per i veneti. Ma è altrettanto sicuro, vista la situazione dei nostri conti pubblici, che in Italia le tasse potranno diminuire solo se riusciremo a ridurre in maniera strutturale la spesa pubblica improduttiva. Per questo, se non si accelera sul fronte del federalismo fiscale, ho paura che lo sforzo seppur apprezzabile di alleggerire il carico fiscale non sarà sufficiente. Da tempo sostengo che le esperienze dei principali paesi federali europei devono essere viste come un punto d'arrivo anche per noi. Rispetto ai paesi unitari, nei Paesi federali il costo della macchina statale è molto inferiore, perché si riesce a responsabilizzare meglio chi controlla i centri di spesa, con il risultato che ai cittadini è necessario chiedere meno tasse e meno contributi. Per noi veneti, che diamo in «solidarietà» al resto del Paese quasi 7 miliardi di euro l'anno, questa soluzione può favorire la soluzione di molti problemi strutturali che appesantiscono la nostra crescita.
Giuseppe Bortolussi
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