12 Luglio 2011
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Rassegna stampa
Tribuna di Treviso, 12 luglio 2011
Attacco al Carroccio «Facile demagogia e conservatorismo feroce, così bloccano ogni autentica riforma»

VENEZIA. Trasferire i ministeri in terra padana? Meglio chiudere tout court quelli senza portafoglio, fonte di spesa pubblica improduttiva. E’ l’obiettivo di Verso Nord che, in aperta polemica con la Lega, ha presentato due disegni di legge (al Senato e al consiglio del Veneto) che riducono a 10 il numero massimo dei dicasteri.
Che attualmente sono 23. Tredici dotati di bilancio autonomo, gli altri - nel disegno dei “nordisti” - destinati all’abolizione. Spalmate le competenze dei ministeri soppressi a quelli “superstiti”, è prevista una cura dimagrante anche per l’esecutivo, che non potrà annoverare oltre 40 componenti, viceministri e sottosegretari inclusi. Artefici dell’iniziativa, il senatore Maurizio Fistarol e i consiglieri regionali Diego Bottacin e Andrea Causin. «Nell’ultimo decennio i costi della politica in Italia sono lievitati del 40%», commenta il parlamentare «è arrivato il tempo di tirare una riga e imporre dei limiti. Altro che piantare ulteriori bandierine, costosissime e inutili, come vorrebbe la Lega. Abbiamo bisogno, al contrario, di un sistema più snello e più efficiente da cui trarrà vantaggio l’intero sistema-Paese».
«Secondo un’indagine della Uil», fa eco Causin «il sistema politico italiano divora qualcosa come 24,7 miliardi di euro l’anno. Una montagna di risorse che equivale al 2% del Pil e al 12,6% del gettito Irpef. Solo le auto blu e quelle grigie (le vetture di servizio delle amministrazioni ndr) costano 4,4 miliardi l’anno». A parole, tutti invocano tagli al costo della politica; nei fatti, la stessa abolizione delle Province diventa tabù... «O lo facciamo noi o lo farà, tra qualche mese, un commissario europeo», ribatte Bottacin; «Qualche esempio? La direzione delle 255 Aziende sanitarie e ospedaliere supera i 350 milioni, quello dei consigli d’amministrazione degli Ater/Aler è di circa 40 milioni; i costi del personale contrattualizzato nelle segreterie di presidenti, sindaci e assessori, sfiorano i 1,5 miliardi l’anno».
Il rosario degli sprechi non finisce qui: «Se le Province si limitassero a spendere per i compiti attribuiti loro dalla legge, il risparmio sarebbe quantificabile in 1,2 miliardi di euro annui», si accalora Bottacin «e se si accorpassero gli oltre 7.400 Comuni al di sotto dei 15 mila abitanti, il risparmio ammonterebbe a circa 3,2 miliardi».
Troppi se. Assodata l’entità scandalosa degli sperperi, si tratta di agire in concreto. «Noi ci muoviamo in una logica trasversale, cercando il più ampio consenso possibile, ad iniziare dall’assemblea regionale, che proponiamo di contenere a 40-40 i consiglieri, a fronte degli attuali 60, ribaditi dallo Statuto veneto in discussione», affermano i nordisti. Che confidano nella collaborazione bipartisan del consiglio (sull’esempio del recente disegno Padrin per reintrodurre le preferenze nella legge elettorale) e individuano nella Lega - animata da «una logica ferocemente conservativa che alterna demagogia e clientelismo» - il maggior ostacolo sul cammino delle riforme.
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