ItaliaOggi, 15 settembre 2011

Che cosa si cela dietro il berlusconismo senza Berlusconi paventato dagli ex diessini? Chi è il novello Berlusconi che, per la disperazione dei dalemiani, può magari ereditare il berlusconismo spostando sul versante moderato un elettorato riformista? Chi sono le forze economiche e intellettuali che stanno assecondando questo percorso visto con preoccupazione anche dai bersaniani? Dall'entourage ex diessino che fa capo a Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema le risposte, seppure informali, sono chiare: il berlusconismo senza Berlusconi è il montezemolismo, che con Luca Cordero di Montezemolo può far fertilizzare l'area terzopolista moderata erodendo consensi sia a destra che a sinistra.

Il nucleo fondante per una Forza Italia montezemoliana è la fondazione Italia Futura guidata proprio dal presidente della Ferrari che trova da tempo il sostegno di esponenti della finanza come Corrado Passera, consigliere delegato di Banca Intesa. Proprio il connubio fra finanza, politica e intellettualità moderna e liberista è scorta con un malcelato fastidio negli ambienti dalemiani. Un ruolo fondamentale è di Italia Futura, nata come advocacy group all'americana e che si sta trasformando nel cuore di una nascente movimento politico considerata la diffusione crescente nelle principali città italiane. Ma nel tempo la montezemoliana Italia Futura ha raccolto docenti, manager e intellettuali modernizzanti e dalla comunicativa spiccata che spesso compaiono anche in televisione, con slogan montezemoliani dal sapore protoberlusconiano, oltre a scrivere sui principali quotidiani. La più attiva è considerata l'economista Irene Tignali, presenza quasi fissa da Ballarò condotto da Giovanni Floris ed editorialista del quotidiano la Stampa di Torino. Anche un altro italofuturista, lo storico Miguel Gotor, può contare su collaborazioni di prestigio come quelle con i quotidiani Repubblica e Sole 24 Ore, dove nella gestione riottiana scriveva spesso anche Andrea Romano. Sul quotidiano confindustriale si cimenta anche il docente di diritto del lavoro, Michel Martone, che è anche consigliere del ministro dell'Innovazione nella pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Ma il trasversalismo, che connotava anche la prima Forza Italia berlusconiana, è una caratteristica pure di Italia Futura. Infatti su basi sostanzialmente liberal-liberiste il movimento montezemoliano sta trovando sintonie sia con i riformisti di sinistra come il senatore del Pd, Pietro Ichino, che ha firmato con Montezemolo un manifesto appello per la flexsecurity e il contratto unico a tempo indeterminato con flessibilità in uscita per i nuovi assunti, sia con un altro ex dalemiano, oltre Romano, come l'economista Nicola Rossi, già consigliere di D'Alema quando l'ex leader Ds è stato premier.

Lo spettro delle convergenze negli ultimi tempi si va allargando «a destra» con i circoli liberisti come l'Istituto Bruno Leoni diretto da Alberto Mingardi, tanto che Rossi è divenuto presidente dell'Istituto: sulla patrimoniale, però, se Montezemolo e Rossi sono disposti a parlarne, l'Istituto Bruno Leoni è perentoriamente contrario.

Ma gli ambienti dalemiani vedono soprattutto in una rete che lega banche, finanza e industria un territorio fertile per il post berlusconismo montezemoliano. Sono due gli esponenti che gli ex diessini considerano centrali in questa prospettiva e che contrastarono tra l'altro la scalata di Bnl da parte di Unipol guidata da Giovanni Consorte: Luigi Abete e Diego Della Valle. Il primo sta riconquistando terreno, dalla postazione di presidente di Assonime, oltre ad essere presidente di Bnl, nel dibattito di politica economica, criticando e incalzando l'esecutivo. Abete è anche un collettore di consensi utili in vista del rinnovo della presidenza di Confindustria.

Della Valle, invece, è uno snodo fondamentale nelle partite tra finanza ed editoria che da Mediobanca, dove il patron di Tod's è in rapida avanzata vantando pure una sintonia con i vertici di Piazzetta Cuccia, si dipanano tra l'altro nel colosso assicurativo Generali (dove Della Valle ha contribuito in maniera decisiva a detronizzare quel Cesare Geronzi che aveva buone relazioni anche con i dalemiani oltre che con il centrodestra berlusconiano) e nell'editoria, attraverso la Rizzoli-Corriere della Sera, dove l'imprenditore marchigiano è un socio sempre più scalpitante nelle quote ed esigente rispetto alla gestione. Non solo: c'è chi dice negli stessi ambienti confindustriali che in caso di stallo per la successione a Emma Marcegaglia un esponente come Della Valle sarebbe perfetto per rinvigorire la confederazione degli industriali.

Tags: italia futura

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