di Omar Monestier, Mattino di Padova e Corriere delle Alpi, 8 dicembre 2011

Le Province non vogliono morire. E’ umanamente comprensibile che tanti amministratori pubblici non desiderino uscire dalla gabbia dorata di un ente inutile per tornare nel mondo reale. Ma questo non può essere un motivo sufficiente per frenare l’unico provvedimento del governo Monti che affronta, finalmente, uno dei problemi cronici del nostro sistema: la sovrapproduzione di enti, istituzioni, autorità, consigli di amministrazione, rappresentanze fra le più fantasiose.

E’ vero che non è sensato bollare come “inutili” tutte le forme di rappresentanza che il territorio si è dato in un secolo e mezzo di storia repubblicana. E’ opportuno, tuttavia, prendere atto che si è un po’ esagerato e che molte di queste rappresentanze sono diventate non il mezzo per soddisfare meglio le esigenze dei cittadini ma delle stanze vuote all’interno delle quali mezze calzette della politica o intrallazzatori di vario genere si sono costruiti un cantuccio caldo nel quale stare al riparo dalla competizione e dalla responsabilità mentre fuori scorre un Paese alla deriva nel quale mille decisori equivalgono a mille irresponsabili e a scarse e reticenti offerte di servizio al cittadino-cliente.

L’unione Province del Veneto, ieri, ha ribadito il proprio diritto ad esistere. Lo capisco ma è sbagliato. Lo si capisce fin dalle prime osservazioni che le Province avanzano per giustificarsi. Proviamo a riassumere. Senza di noi la viabilità muore, dicono i presidenti. E perché? C’è Veneto strade. Funziona benissimo e può farsi carico anche delle viabilità provinciali. Senza di noi sarà caos sulla pianificazione urbanistica, sostengono. Questo è il punto che mi fa sorridere di più. Basta guardare il nostro territorio per comprendere quanto poco si sia fatto in termini di coordinamento. La Provincia di Padova è del resto la prima e l’unica ad avere ricevuto dalla Regione la delega all’Urbanistica e ancora non è entrata a regime. Dunque, che cosa cambia? Resta l’edilizia scolastica. A chi tocca? Fra Comuni e Regione sono certo che una soluzione si può trovare. Per tutto il resto le Province hanno ereditato funzioni che sono state trasferite soltanto per riempire il contenitore e renderlo in grado di stare in piedi con una parvenza di decenza. I presidenti si sono chiesti poi che fine faranno i 2.700 dipendenti. Non ne ho mai visto uno rimanere a casa, come capita sempre più spesso invece a operai, impiegati e manager delle aziende private. Non ho dubbi che i 2.700 troveranno una nuova collocazione in Regione o nei Comuni.

Insomma, per ogni ragionevole domanda avanzata dai presidenti delle Province è possibile trovare una risposta altrettanto ragionevole. Quel che avrebbe reso più credibile la loro difesa non sono riusciti a dirlo. Non si è sentito nessun presidente ammettere che oggi l’area amministrativa modellata sui vecchi dipartimenti napoleonici non corrisponde con il territorio. Dal Veneto orientale ai Colli Berici nel Veneto si stende una nuova provincia, dove non si notano più i confini o le differenze fra i comuni. E invece di pensare a come aggregare zone che hanno molti punti di contatto e pochissime differenze si pensa scioccamente a come tenerle divise. Se i presidenti delle Province di Venezia, Padova e Treviso si fossero presentati con una proposta di fusione non sarebbero stati più responsabili, credibili, lungimiranti? C’è una sola parte del Veneto per la quale varrebbe la pena fare un ragionamento inverso ed è il Bellunese, un territorio vasto, eterogeneo ed emarginato dalla politica regionale. Per il Bellunese ha ancora senso una aggregazione amministrativa meglio finanziata e maggiormente autonoma poiché i bellunesi sono un’altra cosa rispetto ai veneti-padani e hanno minori opportunità. Il Veneto non è diverso dall’Italia, checché ne pensi la Lega. Anche qui il principio della conservazione vince su ogni evidente necessità.

Le Province sono superate e la Regione dovrebbe avere il coraggio di prenderle in mano, chiuderle e riplasmarle all’interno di un nuovo progetto amministrativo intermedio fra Venezia e i (troppi) Comuni. E pure in questo caso solo il governatore può farsene carico. I veneti non scenderanno in piazza a difendere le Province. Hanno altro a cui pensare, purtroppo. Lorsignori non se ne sono accorti.

Tags: omar monestier | Province | pubblica amministrazione | tagli | veneto

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