23 Gennaio 2012
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Rassegna stampa

di Gilberto Muraro, uscito su Il Mattino di Padova il 20 gennaio 2012
L’Italia attende un aiuto dall’Europa, e lo merita. Questo il messaggio che Mario Monti sta ripetendo ai capi dei paesi europei, anche attraverso le colonne dei principali giornali stranieri, da ultimo il Financial Times. Senza questo aiuto, rischiano di essere vani i tanti sacrifici che stiamo sopportando e che dovremo sopportare per il risanamento della finanza pubblica; e l’esito sarebbe l’esplosione sociale, non solo il default.
Ma aiutati come? Non certo a risolvere i guai strutturali, come la scarsa produttività del settore pubblico, l’alta evasione, la diffusa corruzione, le forti disuguaglianze, la paralisi della giustizia civile, le rendite professionali, le rigidità del mercato del lavoro. Da questi mali antichi dovremo liberarci da soli, e da soli trovare quindi la via della crescita. Ma serve una manifestazione di fiducia dell’Europa, praticamente della Germania, che diffonda fiducia anche nei mercati, in modo da ridurre l’alto tasso di interesse che da alcuni mesi l’Italia è costretta a pagare sui propri titoli pubblici e che minaccia di annullare il frutto delle dolorose manovre di risanamento. In economia, fiducia significa disponibilità a prestare. Oggi, nell’eurozona, essa significa precisamente dare un sostegno diretto e indiretto al debito sovrano.
Gli attori e gli strumenti dell’operazione di soccorso sono già noti. Il primo è il “fondo salva stati” (Efsf), che opera con una dotazione di 500 miliardi di euro e ha appena piazzato un’importante emissione a condizioni vantaggiose: deve essere rafforzato, fino a 1.000 miliardi se necessario; e soprattutto deve operare con maggiore slancio, sia quando interviene a garantire le nuove emissioni di titoli di Stato, sia quando sostiene il valore dei titoli con acquisti sul mercato. A luglio sarà affiancato e poi sostituito dall’Esm-European stability mechanism, una specie di Fondo monetario europeo che sarà un organismo permanente e agirà come con molta più autonomia e rapidità. Sarebbe utile se l’Europa si convincesse ad attivarlo fin da ora.
Il secondo attore è la Banca Centrale Europea , che ha già effettuato un autentico salvataggio con il prestito triennale all’1% di quasi 500 miliardi alle banche europee, di cui una buona fetta alla banche italiane. Draghi deve convincere la Germania a proseguire con altre azioni del genere, fino a generare sul mercato l’idea che la Bce sarà il prestatore di ultima istanza, capace di erogare credito illimitato, come fa la banca centrale di un singolo Stato. Se simile fiducia venisse dimostrata, si sa che si innescherebbe un circolo virtuoso. Calo dello spread, rivalutazione dei titoli pubblici detenuti dalle banche e quindi più capacità delle banche stesse di erogare credito alle imprese e alle famiglie, capacità dello Stato di rimettersi sulla strada del risanamento, sempre dura ma non più sull’orlo dell’abisso.
Ma perché non si fa? Perché la recente ed ennesima dichiarazione di esponenti tedeschi che l’Italia ce la deve fare da sola? La risposta è che ancora non si fidano appieno e temono che i finanziamenti europei abbassino la nostra volontà, così come la volontà degli altri paesi europei in crisi, di fare sacrifici per ridurre deficit e debito statale. Ecco dunque in che consiste la missione di Monti: convincere che questa volta si fa sul serio, sul fronte del risanamento come su quello delle riforme per la crescita; e dunque lasciarci respirare e progredire nella riduzione del debito ad un ritmo sostenibile. I partner europei hanno dichiarato di fidarsi di Monti, e danno l’impressione di essere sinceri. Ma certamente si stanno interrogando su quanto durerà Monti. E allora la palla torna ai partiti che devono saper comunicare, all’interno e all’estero, che c’è oggi in Italia una forte maggioranza a sostegno del governo Monti e in ogni caso a sostegno della politica da esso intrapresa. Inutile dire che questo recupero di credibilità delle forze politiche è la parte più difficile del gioco.
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