L’ex primario del Suem, Angelo Costola: «Appoggiare la protesta feltrina è un boomerang. Senza un ospedale hub (Belluno), Pieve e Agordo rischiano grosso»

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di Francesco Saltini, Il Corriere delle Alpi, 25 gennaio 2012

BELLUNO «Bellunesi sveglia: le istanze dei feltrini mettono a rischio la sanità provinciale». Angelo Costola, per 22 anni primario del Suem, suona il campanello d’allarme e invita i comitati agordini e cadorini a ragionare sulle modalità necessarie per ottenere i servizi vitali per il Bellunese: «Il futuro della sanità in montagna passa dalla fusione delle due Usl», avverte Costola.

Scelta coraggiosa. «Serve una scelta coraggiosa per non far morire la sanità in montagna». L’ex primario non usa giri di parole e va dritto al problema: «Per non scomparire, dovremo accorpare le due Usl, perché la provincia ha bisogno di una programmazione sanitaria unica, con il San Martino ospedale centrale e Feltre, Pieve e Agordo in rete. Se non faremo ciò, la dotazione delle strutture andrà scemando anno dopo anno, fino a diventare succursali di Treviso».

San Martino “hub”. «Leggo sui giornali che si prevedono in provincia due ospedali di rete: Belluno e Feltre», dice l’ex primario del Suem. «Ma chi dice ciò, ha mai pensato alle conseguenze? Così stando le cose, il San Martino e il Santa Maria del Prato perderebbero le loro specialità e servizi importanti come emodinamica. Al tempo stesso, Pieve e Agordo rischierebbero di scomparire o di diventare punti di primo intervento, con attività ambulatoriale e di day hospital». «Bellunesi, sveglia». Per Costola l’alleanza tra chi porta avanti le istanze della montagna e i feltrini non ha senso: «Ho la sensazione che le persone che preparano la protesta a Venezia non si rendano conto che, mantenendo le due aziende, la sanità bellunese è destinata a perdere qualità e dotazioni organiche, perché due ospedali di rete non ne possono sostenere altrettanti. E poi, non avere un ospedale “hub” significherebbe non avere mai un centro ustionati, cardiochirurgia e neurochirurgia».

Anche le difficoltà di emodinamica sono il frutto di una mancata programmazione provinciale: «In provincia abbiamo un reparto di emodinamica che non funziona, come dovrebbe, 24 ore su 24: con una sola Usl, in grado di programmare l’attività cardiologica provinciale, ciò non avverrebbe». «Questi», sottolinea Costola, «sono solo alcuni esempi dei rischi che corriamo se le due aziende non saranno accorpate. Agordini e cadorini devono rendersi conto dei pericoli che corriamo, se continueranno ad andare dietro ai feltrini. È giunto il momento di toglierci la maschera: bisogna chiedere con forza una sola Usl e una programmazone sanitaria provinciale unica».

Feltre “uccide” Belluno. Per Costola, senza i numeri necessari e con reparti doppioni a trenta chilometri di distanza l’uno dall’altro, il rischio è che la sanità provinciale muoia “asfissiata”: «La sensazione è che Feltre miri a degradare il San Martino per tenere il Santa Maria del Prato in rete. È per questo che dico che la marcia di agordini e cadorini a Venezia richia di trasformarsi in un boomerang: se resteranno le due Usl, i servizi di Pieve e Agordo saranno ridotti al lumicino». E a chi invoca la collaborazione tra le due Usl, Costola replica duro: «Sono ciacole, soltanto ciacole. Chi invoca questa collaborazione sa di mentire, è un ipocrita. Io ho lavorato all’Usl 1 e posso garantirvi che la collaboarazione esiste solo a parole».

Pieve e Agordo come Auronzo. Il rischio è che gli ospedali di Pieve e Agordo siano spogliati delle loro funzioni: «Pieve sta subendo lo stesso trattamento ricevuto da Agordo negli anni scorsi. Non si chiudono i reparti, ma semplicemente si chiudono i rubinetti, non rimpiazzando medici che vanno in pensione o che sono spostati a Belluno. Diminuendo i servizi anno dopo anno, c’è il rischio che i due ospedali di montagna facciano la fine di Auronzo, diventando un semplice punto di primo intervento».

Per mantenere un ospedale per acuti, sono necessari alcuni reparti: «Medicina e chirurgia sono le unità operative complesse che necessiterebbero di un primario, poi c’è la radiologia che non avrebbe bisogno tanto di questa figura, bensì della reperibilità h24, tolta a Pieve l’8 novembre 2010. Una decisione, quella presa dall’Usl 1, che definire assurda è poca cosa, visto che il tutto incideva sui costi aziendali per soli 1.500 euro al mese. Senza questi reparti, senza anestesista e laboratori, i due ospedali e il pronto soccorso sono destinati a scomparire».

Rischio spopolamento. Già manca il lavoro, già il turismo evidenza tutte le sue magagne, ora ci si mette anche la mancanza di servizi, dalla Posta alla scuola, dalle infrastrutture alla sanità. La montagna rischia di morire: «La vita scende a valle: può darsi che dai piani alti del potere sia stata presa la decisione di svuotare i nostri paesi. Vorrà dire che torneremo in Cadore per sciare o passeggiare in montagna: in poche parole, faremo i turisti a casa nostra».

Tags: belluno | piano sociosanitario | sanità | usl | veneto



 

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