corruzione

di Gilberto Muraro, Il Mattino di Padova, 16 febbraio 2012

La Guardia di Finanza miete un colpo dopo l’altro. L’evasione è alle stelle. Ma, se possibile, c’è di peggio. L’ultima classifica di Transparency International colloca l’Italia al 69° posto nella graduatoria crescente della corruzione. Giusti i vibranti inviti a riscoprire l’etica pubblica, che il mutato clima politico serve almeno a non rendere ridicoli o patetici. Ma certo bisogna pensare a regole giuridiche e a prassi che aiutino.

Prima regola: limitare e semplificare il settore pubblico. Il pericolo di corruzione è infatti insito in ogni allargamento della sfera pubblica a danno del mercato: non che questo impedisca l’ allargamento, ma richiede che se ne tenga conto. E poi ricordare che il pericolo è insito in ogni procedura complessa e poco trasparente. La discrezionalità palese e regolamentata come tale fa meno paura della discrezionalità occulta che un operatore pubblico si ricava nella lunga catena di atti di un’ opaca istruttoria. In mancanza di meglio, egli può giocare sulla durata della pratica, con la conseguenza che il privato, che spesso corrompe per avere il non dovuto o più del dovuto, è altrettanto spesso indotto a pagare per avere semplicemente quello che gli spetta. Ecco perché è talora meglio rinunciare a qualsiasi istruttoria e lasciare che il privato applichi direttamente la norma, sottoponendosi a successivi controlli a campione: ad esempio, meglio dare il credito d’imposta, che ogni impresa si attribuisce nella propria dichiarazione dei redditi di cui dovrà poi rispondere, anziché dare il contributo a fondo perduto o l’agevolazione creditizia a conclusione di una pratica lunga, costosa e sovente poco edificante. Ed ecco perché il recente decreto sulla semplificazione nelle procedure amministrative va approvato come strumento di miglioramento etico, oltre che di efficienza economica.

Seconda regola, il ricambio. La permanenza delle stesse persone ai vertici del potere politico e burocratico esalta le tentazioni di infrangere la legge, sia prevaricando nella concussione sia cedendo alla corruzione. Nel mondo universitario e in quello degli enti locali, un limite ai mandati è regola già vigente. Andrebbe diffusa in ambito regionale e statale.

Terza regola: attenti ai controlli e ai controllori. In alcuni segmenti di vita collettiva il progresso tecnico ha reso disponibili a basso costo controlli universali , automatici e non alterabili, come nel caso dei veicoli in entrata attraverso qualche barriera elettronica. E non si apprezza abbastanza quanto ciò contribuisca alla crescita civile, oltre che all’ordine nel traffico urbano ed eventualmente alla finanza comunale. Ma di solito i controlli necessitano dell’intervento umano e costano, quindi vanno limitati. E’ così che i controllori - dal giudice all’ ispettore tributario, all’ analista ambientale, al   vigile - hanno il potere di scegliere chi e come sottoporre a controllo e cosa far emergere dall’indagine e quindi quale sanzione irrogare. Se ciò è inevitabile e se non ci si può fidare solo dell’etica dei controllori, due ricette per alleviare il problema. La prima è di  “scegliere il modo giusto di scegliere”.Visto che la obbligatorietà dell’azione penale, prescritta dalla Costituzione, rimarrà a lungo una pia illusione per carenza di risorse, occorre che i giudici ( non il governo) scelgano in base a criteri trasparenti e coerenti chi processare. E perché non ricorrere più estesamente al sorteggio in campo tributario, previdenziale, ambientale,alimentare, ecc., sia pure entro modelli di analisi che abbiano identificato a priori le categorie più a rischio? La seconda ricetta è di controllare i controllori, anche qui con controlli a campione ma con trasparenza nella scelta dei soggetti, che dovrà basarsi su indizi oggettivi ( es., costo a mc delle opere appaltate) o su sorteggio.

Dalla crisi economica dobbiamo uscire con manovre di bilancio, ma per la crescita servono innovazioni strutturali: quelle anticorruzione sono prioritarie.  

Tags: agenzia delle uscite | corruzione | crescita | Gilberto Muraro | politica

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