da IL GAZZETTINO di Lunedì 18 Aprile 2011

di Alessio Vianello*
 
Dopo averla persa nel 1489 per mano del genovese Cristoforo Colombo, oggi Venezia e il Mediterraneo hanno riconquistato la stessa centralità strategica nei traffici internazionali che aveva fatto la fortuna della Serenissima. Ma la capacità di portare sulle coste venete, strappandole agli altri sistemi portuali europei, i milioni di contenitori in arrivo dal far east nei prossimi anni sta nella capacità del sistema dell'alto Adriatico di proporsi ai grandi gruppi di shipping (che hanno in mano le rotte) con standard di efficienza internazionale. E ciò dipende da alcuni ineludibili fattori: unità operativa dei porti dell'alto Adriatico, sistema ferroviario efficiente per trasportare le merci oltralpe, fondali accessibili alle navi portacontainer, una piattaforma logistica per le ultime lavorazioni delle merci, servizi a bordo banchina di standard internazionale, sistema produttivo retrostante capace di alimentare il traffico in uscita dai porti.


Sul business della logistica i porti del nord Europa, da Rotterdam a Anversa, hanno costruito un nuovo sistema economico che oggi è in Germania il secondo datore di lavoro dopo l'automotive. Oggi il sistema economico veneto, e in particolare l'area metropolitana Venezia Padova Treviso, che l'Ocse indica come una delle aree più ricche al mondo, mancano non solo di uno sbocco a mare ma sopratutto di un sistema logistico che le possa interconnettere, con risparmio di costi, certezza di tempi ed efficienza, alle grandi rotte internazionali dove oggi, come seicento anni fa, transita la possibile ricchezza delle nostre future generazioni. Porto Marghera à naturalmente il perno di una piattaforma logistica dell'alto Adriatico, che vada da Ravenna a Capodistria, ma per diventarlo occorre che la Regione Veneto faccia di questo progetto la priorità assoluta del proprio piano infrastrutturale ed economico. Il che, all'evidenza, è non solo di là da venire ma impossibile da realizzare. Perchè la Lega No-global che oggi governa in Veneto ha per le merci e i capitali stranieri la stessa sindrome che ha per gli esseri umani che chiedono aiuto dalle coste africane. Semplicemente li respinge. Teme le merci in arrivo dalla Cina, teme i capitali in arrivo dalla Germania che vogliono investire nel nostro sistema logistico, teme la concorrenza delle vicine Slovenia e Croazia (che dovrebbero essere nostri partners) e quindi d'istinto, respinge, come fa con gli esseri umani tunisini, le merci e i capitali stranieri che oggi probabilmente rappresentano la principale fonte futura di ricchezza delle nostre regioni.
E’ notizia di ieri che i nani politici veneti a Roma e italiani a Bruxelles stanno assistendo inerti allo spostamento in Slovenia degli investimenti europei ferroviari, scelta che mette a rischio la naturale centralità di Porto Marghera nella costruzione di questo decisivo disegno strategico di carattere europeo. Se la Lega No-global di (finta) lotta e di (zero) governo che oggi è alla guida del Veneto eleggerà la piattaforma logistica dell'alto Adriatico (con Porto Marghera come baricentro) quale sua priorità politica avrà da noi il totale e incondizionato sostegno. Ma se continuerà il vuoto politico che, grazie alla Lega, isola il Veneto dal contesto internazionale, continueremo a denunciare questa gravissima responsabilità che mette a rischio la futura competitività dell'intero sistema economico veneto.
* portavoce di Verso Nord

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