Da CUNEOCRONACA.IT, 14 maggio 2011

Ora l'europarlamentare Gianluca Susta guarda a proposte politiche e culturali come "Italia Futura" di Montezemolo.

L’europarlamentare piemontese Gianluca Susta, che ha lasciato il Pd, lancia un appello che ha già avuto molte adesioni. Prima fra tutte, a Cuneo, quella dell'albese Mariano Rabino, già consigliere regionale e vicesegretario del Pd, da cui è uscito.

Pubblichiamo l'appello-manifesto:

"E’ ormai chiaro a tutti che questo primo anno di governo regionale di destra a guida leghista unitamente ai precedenti cinque anni di governo di centro sinistra non hanno aggredito e risolto le questioni di fondo del Piemonte. Ciò dimostra in modo evidente quanto sia necessaria una svolta vera nel Governo del Piemonte, oggi più che mai posto di fronte al bivio tra due opposti destini: essere il "centro" dell'Europa o la periferia dell'Italia. La politica urlata di questo scorcio di storia del Paese impedisce di andare al merito dei problemi. Questo bipolarismo muscolare e da stadio tende a semplificare non solo la lotta politica riducendola alla scelta di questo o quel leader, ma anche a impedire i dovuti approfondimenti che, spesso, come per esempio nel caso della TAV, finiscono per far macerare i problemi invece che risolverli, mascherandoli dietro a cortine fumogene di "tavoli", "approfondimenti tecnici", "comitati", "confronti" che stanno allontanando l'opera da Torino e dal Piemonte.

 

La stessa campagna elettorale per il Sindaco di Torino, al di là del suo esito, è stata condotta all'insegna del "piccolo cabotaggio", qualche volta condita, non senza cadute provinciali, con proposte roboanti di rilancio industriale o di ingresso in circuiti internazionali che poco hanno a che fare con le reali potenzialità di un capoluogo che stenta a ridiventare "Capitale", città davvero Metropolitana e Capoluogo di Regione, che gode certo della propria autoreferenzialità, ma che non è "città d'arte" tale da poter sfidare Venezia, Firenze o Roma sul terreno culturale e che non intacca il primato di Milano né in campo finanziario né in quello dei servizi (in primis alle imprese), anche se è innegabile lo sforzo profuso in questi anni per riqualificare una città che, agli inizi degli anni '90, era sfinita e intristita dalle conseguenze dello sviluppo fordista e dalle politiche condizionate dall'operaismo dominante nella sinistra torinese.

Rimettere il Piemonte al centro dell'Europa significa optare per una politica di sviluppo che sappia "tenere insieme" i "tanti Piemonti" delle province e dei distretti produttivi; avere un'idea di ristrutturazione delle istituzioni locali, nella logica della semplificazione e dell'efficienza, che tocchi innanzitutto le province, che vanno riarticolate e ridotte, ma anche l'organizzazione dei servizi comunali, il sistema camerale e dei servizi alle imprese, la riduzione all'essenziale della macchina regionale per far tornare la Regione ad essere soprattutto soggetto legislativo e di programmazione più che di amministrazione o gestione qual oggi è; ridurre i costi della politica, a Roma come a Torino; individuare le infrastrutture, materiali e non, necessarie allo sviluppo regionale e liberarle dai condizionamenti campanilistici; dotarsi di un piano per l'energia, praticabile e ambizioso, che punti innanzi tutto sulle fonti rinnovabili e all'autosufficienza energetica, destinando i risparmi che ne deriveranno al settore manifatturiero;

"mettere in rete" i distretti, le piattaforme e le filiere produttive, coniugando efficienza, salvaguardia delle identità locali e capacità di lavorare insieme, dirottando risorse dai costi della burocrazia e della politica (ivi compresi quelli che ruotano intorno ad essa in maniera indiretta) al sostegno all'impresa, soprattutto a quella proiettata sui mercati internazionali; rivedere in profondità il sistema sociale e sanitario, al fine di mettere davvero sotto controllo un aumento della spesa (+30% negli ultimi anni) a cui non è corrisposto un miglioramento qualitativo dei servizi; ridare protagonismo alle nostre Città che, con la "Capitale", devono dare l'idea del Piemonte come di una

Regione capace di proporsi nel suo insieme, soprattutto nelle sfide a cui la crisi ci pone davanti, sia in Europa che nel mondo;

ricostruire una coesione sociale tra ceti produttivi e professionali tradizionali da un lato e nuovi soggetti sociali e ceti popolari dall'altro, che garantisca libertà di intrapresa agli uni e occasioni di lavoro stabile e reddito adeguato agli altri, utilizzando la leva fiscale per riequilibrare le disuguaglianze e favorire il reddito da lavoro, autonomo e subordinato, rispetto alle rendite patrimoniali e finanziarie, nel quadro di una severa lotta all'elusione e all'evasione; combattere in modo radicale e intransigente le tante mafie e le tante collusioni illegali tra politica e affari, che dal sud si sono diffuse in tutto il Paese e anche in Europa, e che mortificano l'una e inquinano gli altri a discapito di ogni sano principio di libertà economica che, innanzitutto, esige il rispetto delle regole.

Questo Piemonte e questa Italia, che vogliamo liberi e solidali in un'Europa che completi il progetto federalista e comunitario che è stato nella mente e nel cuore dei suoi "padri fondatori", in un mondo in cui si rafforzino le "governance" sovranazionali, che esigono una riscrittura dei compiti e delle regole di funzionamento delle grandi Organizzazione internazionali per affrontare le sfide nuove di questo tempo (inquinamento e cambiamento climatico; sicurezza contro il terrorismo; lotta alla criminalità organizzata e al traffico internazionale di droghe, armi e nuovi schiavi; accesso all'informazione; accesso alle fonti di energia; apertura dei mercati; diffusione del rispetto dei diritti umani) necessitano di una Nuova Politica e di nuovi strumenti per concorrere a determinare la vita politica nazionale ed europea che è stato ed è, anche per dovere costituzionale, il compito primario dei partiti.

Noi riteniamo che questo bipolarismo, radicalizzato sulle estreme, che non ci ha consegnato né una efficiente "governabilità" né quella dialettica democratica su cui pure molti di noi hanno scommesso e per la quale si sono impegnati, non sia adeguato a offrire, nel nostro Paese e nella nostra Regione, le risposte ai problemi che abbiamo indicato. Per affrontare le sfide di questo tempo le chiavi di lettura del passato non sono sufficienti come non è più sufficiente rifarsi alle categorie di "destra" e di "sinistra". La gente ci chiede risposte sia per risolvere problematiche che sono state semplificate in parole d'ordine "di destra" (ordine, legalità, sicurezza, identità, dovere, patria, nazione), come di sinistra (uguaglianza, giustizia, socialità, diritti, partecipazione, pari opportunità) e che noi dobbiamo saper declinare secondo le esigenze di questo tempo, nella consapevolezza che si tratta di bisogni considerati importanti ed "urgenti" dalla stragrande maggioranza della popolazione, non solo italiana!

VERSO NORD – Un' Italia più vicina all'Europa, movimento politico nato lo scorso anno e che oggi intendiamo insediare anche in Piemonte secondo le nostre originali peculiarità, si pone l'ambizioso obiettivo di cambiare la politica, di ridurne i costi, di liberare le energie, inespresse e soffocate, presenti nella società civile, di rivendicare con forza la laicità dello Stato e della politica riconoscendo nel contempo la forza vitale, anche pubblica, rappresentata dalle religioni, di riformare una pubblica amministrazione che funziona solo parzialmente e che è fonte di ingiustizie, sopraffazioni, clientelismi che trasformano troppo spesso i cittadini in sudditi e "clientes".

Vogliamo rappresentare l'Italia normale, che studia e che lavora; l'Italia che assolve ai propri doveri prima che rivendicare i propri diritti, ma che è disponibile a compromettersi per la loro difesa; l'Italia che non ha dimenticato di aver compiuto nel più breve tempo – tra le grandi Nazioni dell'Occidente democratico – il passaggio dal servilismo e dalla povertà al benessere e lo sviluppo; l'Italia che, nonostante il fascismo, il sottosviluppo e le macerie da rimuovere della seconda guerra mondiale, ha saputo rendere fecondo lo "spirito" della Resistenza, della Repubblica e della Costituente avviando una ricostruzione che le ha spalancato le porte dell'Occidente e dell'Europa; l'Italia che ha subito i contraccolpi di chi vedeva minacciato il proprio potere, spesso illegale, non più garantito come in passato dalla evoluzione democratica delle istituzioni, ma che ha saputo rispondere difendendo la Repubblica senza abbandonare i principi della più bella, civile, democratica, liberale e sociale Costituzione del mondo libero.

Questa Italia, civile e democratica, rischia di essere travolta da chi cavalca le paure che questo mondo globalizzato trasmette a tutti noi, soprattutto ai più deboli, e da chi crede che il consenso popolare possa legittimare ogni libertà, riducendola così a mera licenza e, quindi, giustificando ogni azione, anche la più infame, immorale o amorale che sia. A questa degenerazione bisogna ribellarsi! E’ necessario un riscatto, che parta dal basso, dalle tante esperienze civiche e comunali di questo nostro meraviglioso Paese, così come di questa nostra stupenda Regione. VERSO NORD – per un'Italia più vicina all'Europa, si radica e si organizza in Piemonte per contribuire, innanzitutto, a sconfiggere questa destra che ci governa, irrispettosa dei più elementari principi liberali e costituzionali (a cominciare dal principio cardine: la separazione dei poteri!) oltre che incapace di affrontare i problemi concreti del Paese.

VERSO NORD – Un'Italia più vicina all'Europa, si radica e si organizza in Piemonte per dire forte e chiaro che l'opposizione a questa destra non può essere guidata da chi si coalizza solo "CONTRO" qualcuno, ma fa fatica a formulare una proposta alternativa di governo, credibile, affidabile, praticabile, sulla politica economica e delle infrastutture, sulla riforma del lavoro e del welfare, sulla politica estera, sulla politica sociale, sulla riforma della giustizia, sulla riforma istituzionale (legge elettorale, bipolarismo, bicameralismo, equilibrio tra i poteri, ecc.). Quella che il Segretario del PD chiama l'alleanza "naturale" (PD, SEL e IdV) è quella che nella nostra Regione, tanto per non andare lontano, non è d'accordo sulle infrastrutture e sulla politica economica (TAV, gestione dell'acqua, privatizzazioni e liberalizzazioni) o sul lavoro (accordo Mirafiori, rapporto con la FIOM, etc.), elementi fondamentali intorno a cui costruire ogni presentabile coalizione di Governo nazionale, regionale o locale. Questa opposizione non ha né autorevolezza né omogeneità per rappresentare una valida alternativa alla destra, a maggior ragione se quest'ultima la privasse dell' "alibi Berlusconi" candidando figure meno compromesse alla guida del Paese!

Occorre, invece, cogliere il malcontento degli elettori moderati di centrodestra e la delusione di chi ha creduto nel progetto riformista del PD per "mettere in campo" una proposta politica innovativa che sappia tradurre le aspirazioni sopra sommariamente riassunte, andando "oltre" a questa destra e a questa sinistra, prospettando una nuova piattaforma liberale, riformista e solidale.

Sappiamo di non essere soli! L'attenzione che stiamo riscuotendo nelle Regioni del Nord; l'impegno che riscontriamo in tante realtà associative al Centro e al Sud Italia che si stanno raccordando con noi in questo nuovo tentativo di riportare la politica al "centro" dell'attenzione civile del Paese e, soprattutto, le analisi culturali e le proposte politiche che stanno maturando grazie al lavoro di diverse Associazioni, prima fra tutte ITALIA FUTURA, pensata, promossa e presieduta da Luca Cordero di Montezemolo, ci incoraggiano nel compito intrapreso. Contiamo sul fatto che tanti si uniscano a noi in questa nuova avventura civile, liberale e democratica!".

Tags: gianluca susta | italia futura | verso nord

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