giovani lavoro

Riproponiamo l'intervento di Enrico Zanetti, dierttore di Eutekne e co-fondatore di Verso Nord, sul tema che in questi giorni ha sollevato numerosi dibattiti.

I giovani devono rinunciare alla logica del posto fisso. L’invito alle nuove generazioni è partito dal premier Mario Monti. E, nonostante le polemiche che ha suscitato, è stato rilanciato in termini altrettanto assertivi sia dal Ministro del lavoro Fornero, sia da quello degli Interni Cancellieri. E' un invito non condivisibile nei toni, perché inutilmente irridenti, e incompleto nel merito, perché manca l'altra gamba del ragionamento, senza la quale manca il minimo sindacale dell'equità intergenerazionale.

Quale? I pensionati devono capire che ogni euro di pensione percepita in più, rispetto a quella che spetterebbe loro sulla base dei contributi effettivamente versati, non e' un diritto, ma un privilegio costruito sulle spalle dei giovani. E, sui privilegi, a differenza che sui diritti, si può sempre discutere, tanto più quando si chiede ad altri di fare rinunce addirittura preventive.

Certamente nessuno pensa che una simile discussione debba tradursi nella riduzione a 700 euro di pensioni che il retribuivo pieno o pro rata "regala" a. 1.000 euro. Quando però si cominciano a vedere pensioni di 4.000 euro che dovrebbero essere di 3.000 e via salendo, fino alle aberrazioni massime delle cosiddette pensioni d'oro, caratterizzate da una forbice impressionante tra "spettante su base contributiva" e "regalato su base retributiva", qualche riflessione andrebbe fatta. Soprattutto in una fase storica in cui non si esita ad affermare: giovani, dimenticatevi dell'opzione posto fisso che valeva per i vostri padri e nonni, perché i posti sono finiti.

I giovani ventenni e trentenni di oggi, come quelli di ogni epoca, oltre che di suggerimenti hanno senza dubbio bisogno di qualche sana sculacciata, tanto più quelli che tendono all'autocommiserazione e che, capita di vedere anche questo, talvolta non lavorano non perché non trovano alcun lavoro, ma perché non trovano un lavoro che sia di loro gusto. Queste lezioni sarebbero però assai più ben accette se provenissero dai loro fratelli maggiori, quarantenni e cinquantenni, che ne condividono in buona parte i destini. Non che i sessantenni e settantenni debbano essere caricati di colpe che, a livello individuale non possono certo essere addossate loro, Premier e Ministre compresi ovviamente.

Tuttavia, se ci manteniamo su un asettico piano generazionale, è indubbio che suonino davvero stonate certe frasi quando arrivano da chi appartiene a una generazione che non ha realmente fatto la guerra (perché negli anni '40 aveva ancora da nascere o aveva meno di dieci anni), non ha realmente ricostruito il Paese (perché negli anni '50 e '60 era adolescente o poco di più) ed ha vissuto intensamente dagli anni '70 in avanti, lasciando il conto da pagare a chi sarebbe venuto dopo.

Essere sobri significa, senza dubbio, astenersi dal partecipare a feste e festini, così come dall'utilizzare il proprio dito medio come se fosse un mulino a vento. Se però, oltre alla sobrietà, vogliamo valorizzare anche l'equilibrio, evitiamo di dire con paternalismo ai giovani che devono essere loro a rinunciare a qualcosa, nel Paese in cui persino i vitalizi già maturati dei parlamentari sono diritti acquisiti. Cerchiamo di dire a questi giovani qualcosa che non sappiano già e cerchiamo di dirglielo con il rispetto che anche a loro è dovuto.

Tags: disoccupazione | Enrico Zanetti | lavoro | Mario Monti | noia | pensione | polemica | posto fisso | privilegi | rispetto

2 Comments

  1. Mi sembra un ottimo commento. Relativamente alle pensioni, i discorsi di diritti acquisiti sono aberranti. Ammettere di aver sbagliato e cercare di rimediare farà di certo strillare alcuni, ma pensare di accettare la situazione lo è altrettanto. Vogliamo, per favore, pubblicare un diagramma di distribuzione (per numero e valore) della attuali pensioni, per chi ha lavorato nel privato, per chi ha "lavorato" nella PA e per chi "ha scelto" di essere uno di quei politici che tanto saggiamente ci hanno guidato? Lavoriamo sui fatti e non sulle interpretazioni, ne abbiamo proprio bisogno, dopo di chè non si abbia paura di destituire il RE, ... tanto è nudo!><img src=" />. GMDC
  2. Non ho trovato irridenti i toni dei Ministri. Soprattutto ho condiviso la "pedata nel didietro" che in questi momenti serve per scrollarci di dosso certezze che non ci sono più.
    Dopo anni di governicchi inutili o dannosi, ho finalmente visto persone decise, competenti e quando serve "cattive".
    La categoria dei giovani, come tutte le categorie che riteniamo di nominare, non è da rispettare in blocco, come non lo sono pensionati, politici, magistrati, farmacisti etc.
    E' il momento di prendersi responsabilità individuali e non nasconderci sempre nei "gruppi di appartenenza". E certe volte, dire cose che si sanno già con in tono differente, può aiutare a farle capire meglio.

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