17 Febbraio 2012
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Riceviamo e pubblichiamo più che volentieri un intervento di Maria Avagnina, dell'associazione Mondovì Futura.
Uno dei problemi con il quale le città italiane si trovano costantemente a doversi confrontare é quello della microcriminalità, variamente caratterizzato da episodi di delinquenza occasionale e vandalismo, fino ad abbracciare tipologie di reato più gravi come lo spaccio di sostanze stupefacenti.
L’attività delle Forze dell’Ordine, seppure indispensabile e irreprensibile, non é tuttavia sufficiente per arginare il fenomeno: si riscontra una generale carenza non tanto di politiche di contrasto alla criminalità, quanto preventive nei suoi confronti e in grado di impedirne lo sviluppo e l’escalation. Gli studi criminologici concordano nell’individuare tra i fattori protettivi – ovvero quegli elementi che contrastano la genesi dispinte devianti – l’impegno in attività istituzionali e della comunità, nonché il coinvolgimento in mete socialmente approvate che promuovano l’assunzione diresponsabilità secondouno stile di vita conforme.
Ritenendo imprescindibile chel’amministrazione pubblica prenda le mosse dai risultati della ricerca in ogni suo ambito, e che pianifichi percorsi di riforma basandosi su dati concreti e non su progetti ideati in modo spesso intuitivo e per questo non sempre dotati di efficacia, credo sia fondamentale che ogni città si ispiri – in merito al contrasto della delinquenza - a progetti sviluppati e collaudati in altri paesi. Uno degli esempi più brillanti ed efficaci in questo settore é rappresentato dal Chicago Area Project (Shaw &McKay), un progetto statunitense sulla delinquenza volto a istruire le comunità locali, a fronteggiare in modo autonomo il problema della microcriminalità e a fungere da agenzia di controllo sociale informali, utilizzando come “operatori” individui appartenenti alla comunità stessa. La proposta di Mondovì Futura é dunque quella di istituire gruppi autogestiti o co-gestiti che perseguano interessi culturali e lavorativi comuni, guidati da individui non investiti di cariche palesemente formali (come genitori, insegnanti, ragazzi) e precedentemente istruiti a rivestire tale ruolo, capaci di ispirarene i membri un senso di appartenenza e di consentire loro di confrontarsi con figure che offrano dei modelli coerenti di identificazione.
Tale disegno sarebbe dunque attuato attraverso la costituzione di laboratori culturali o a carattere professionalizzante, come di gruppi di volontariato che prestino la propria manodopera per opere di pubblica utilità. Il risultato atteso é che queste tipologie di intervento – basate sull’aggregazione sociale e non caratterizzate da un intervento esterno manifesto di operatori che rischi di inficiarne la validità – aumentando le aspettative di successo sociale e distogliendo buona parte degli individui a rischio criminogenicoda attività scarsamentecontrollate e protette, incrementino anche la probabilità di mantenere condotte conformi e impediscano di assimilare modelli di comportamento delinquenziale proposti da un certo ambiente. L’obiettivo che Mondovì Futura si propone con questo progetto é quello di arginare sul nascere i fattori di rischio predisponenti alla genesi di episodi di vandalismo, violenza e microcriminalità in generale, con un rapportocosti-benefici assolutamente vantaggioso.
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