14 Giugno 2011
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Riflessioni
È da un pezzo che mi domando quando i giovani italiani, privati di un futuro prima ancora che di chance di mobilità sociale, acquisiranno consapevolezza delle profonde iniquità dell’attuale sistema che li discrimina drammaticamente rispetto ai loro padri e nonni. Probabilmente mai, fino a che resisterà il “welfare del caminetto” che per necessità ci siamo inventati, fatto di padri e nonni con lo stipendio fisso e la pensione ricca che pagano la casa e passano la mancia a figli e nipoti adulti precari, a basso reddito, cassintegrati o disoccupati. Eppure questo è uno scivolo che porta il paese al declino definitivo, che non stimola le nuove generazioni allo studio ed alla concorrenza, che le induce ad espatriare, che scoraggia a costruire una famiglia e mettere al mondo figli. Il tutto con l’aggravante dell’apparente benessere, frutto dei risparmi dei padri, impedisce ai più di accorgersi che il fondo del barile è vicinissimo e fornisce alla politica l’alibi per non adottare rapidamente riforme drastiche e coraggiose per riequilibrare il sistema.
Ma se, come in Spagna, i giovani “indignados” scendessero in piazza, chiedendo legittimamente maggiori opportunità di lavoro, quali riforme andrebbero loro proposte? La risopsta di Verso Nord è molto chiara. Non la rigidità del mercato del lavoro e del lavoro dipendente tanto cara alla sinistra radicale e sindacalizzata e nemmeno la protezione antieuropeista delle corporazioni tanto cara alla Lega, ma l’esatto contrario. Provo a riassumerla in cinque punti.
1) un contratto unico di lavoro a tempo indeterminato, con protezione contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati ma nessuna inamovibilità del lavoratore per motivi economici ed organizzativi;
2) lo spostamento di una quota di ammortizzatori sociali dalla protezione di chi ha il posto fisso (cassa integrazione) all’aiuto a chi il posto non ce l’ha, quali sussidi e sostegni ai giovani in cerca di occupazione o desiderosi di avviare un’attività autonoma;
3) un pesante investimento sull’avvicinamento del sistema scolastico al mondo del lavoro, sulla formazione tecnica professionale e sull’apprendistato;
4) la modulazione delle aliquote delle imposte sul reddito in funzione dell’età, abbassandole per i più giovani al fine di aiutarli nel periodo di avvio all’attività lavorativa;
5) l’apertura dei mercati chiusi, iniziando dalle libere professioni e dai servizi pubblici locali, per consentire la nascita di nuove iniziative imprenditoriali ed autonome e la creazione di nuovi posti di lavoro.
Con l’ovvio corollario che la perdita di gettito e le risorse per le riforme necessarie per ridare un futuro ai giovani possono e debbono essere recuperate dal taglio agli immensi sprechi di denaro pubblico che, soprattutto da Roma in giù, zavorrano insesorabilmente il nostro paese.
Meglio indignados, quindi, che bamboccioni!
A patto che all’indignazione di piazza non si risponda, come per tutti i vent’anni di seconda repubblica, perpetuando i monopoli, mantenendo la rigidità del mercato del lavoro che tutela solo il posto fisso, aggravando la spesa pubblica ed imponendo nuove tasse.
Alessio Vianello
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