05 Luglio 2011
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Riflessioni
Ecco la patrimoniale nascosta con cui il Governo assale i risparmi del ceto medio

Enrico Zanetti, firmatario del manifesto di Verso Nord e direttore responsabile di Eutekne.info Il quotidiano del commercialista, ha pubblicato oggi (5 luglio 2011) un articolo dal titolo La mini-patrimoniale c’è e si vede benissimo. Abbiamo deciso di intervistarlo per capire meglio i retroscena della manovra.
Gentile Dott. Zanetti, lei ha scritto che il testo della finanziaria presentato ieri (4 luglio 2011) al Presidente della Repubblica contiente una mini-patrimoniale, ma nessuno se n’è accorto…
Certo, perché solo ieri c’è stata piena consapevolezza del testo definitivo: nessuno fino a ieri era stato in grado di scorrere riga per riga il provvedimento. Le misure di cui parlo nel mio editoriale non compaiono nei testi informali presentati ai Ministri e nemmeno della bozza del decreto legge fermo alla versione del 30 giugno. Non mi sembra una cosa seria. Sembra, anzi, che sia una misura successiva al Consiglio dei Ministri, aggiunta solo prima dell’invio al Capo dello Stato. C’è quantomeno poca trasparenza, per questo non se n’è accorto nessuno. E devo aggiungere che, se fossi un Ministro, non l’avrei presa molto bene…
Cosa comporta e come funziona?
La patrimoniale viene introdotta come imposta di bollo sui titoli accesi dai cittadini presso gli intermediari finanziari. Dagli attuali 34,20 euro si passa subito a 120 euro. Nel 2013 l’imposta cresce ulteriormente a 150 per i depositi titoli di un valore non superiore a 50.000 euro, mentre si va addirittura a 380 euro per i depositi titoli di valore superioer a 50.000 euro. Questo implica che per i depositi titoli con un valore comperso tra 50.000 e 80.000 euro si determina di fatto un prelievo patrimoniale (in quanto calcolato sul valore, non sui rendimenti) circa del 6 per mille, cioè la stessa quota che fu disposta sui conti correnti nel 1992, nella famosa finanziaria di Amato. Con una piccola differenza questa volta: perché mentre quello era un prelievo una tantum, questa è una misura a regime, cioè dal 2013 ogni santo anno i 380 euro vengono richiesti.
È evidente che così costruita, più che una mini-patrimoniale, potremmo quasi definirla una sorta di ICI sui conti correnti, perché sostanzialmente si applica ogni anno, non una tantum. Inoltre è congeniata in modo tale da pesare di più sul ceto medio, cioè su quei soggetti che hanno un deposito titoli di alcune decine di migliaia di euro, ma non patrimoni milionari. In questo modo il prelievo diventa decisamente più fastidioso per chi ha un deposito titoli tra i 50.000 e gli 80.000 euro, cioè i classici risparmi del ceto medio. Esattamente il contrario non solo di quello che andrebbe fatto, ma anche di quello che ha sempre dichiarato l’attuale governo.
Cosa ne pensa invece della tassazione sulle rendite?
La tassazione sulle rendite (aumentata al 20%) è inserita nel disegno di legge delega, quindi parliamo di norme che non sono assolutamente operative e devono attendere prima l’approvazione della legge delega e poi l’attuazione con i decreti delegati, che oggi come oggi vengono posti con un orizzonte temporale a tre anni. Quindi stiamo parlando di cose che mi permetto di dubitare vedranno la luce in questa legislatura. Si tratta comunque di una tassazione che colpisce il rendimento, non il patrimonio. Una misura assolutamente corretta nel contesto di un paese come il nostro che attualmente presenta una delle più basse tassazioni a livello europeo sulle rendite finanziarie e una delle più alte, se non forse la più alta in assoluto, sui redditi di lavoro.
Per concludere…
Per concludere questa è una misura non condivisibile né nel merito né nel metodo. Viene presentata sotto le mentite spoglie di un ritocco… ma un passaggio da 34,20 euro a 120 euro mi sembra qualcosa di più di un ritocco.
Devo dire però che l’itroduzione di imposte sul patrimonio non deve essere un tabù. Il problema è che oggi c’è troppo squilibrio tra la tassazione sui redditi delle persone, ad esempio sul lavoro, e la tassazione sulle cose, che a loro volta si dividono in consumate (i consumi) e possedute (i patrimoni): la tassazione sui patrimoni è decisamente minore alle altre. Serve assolutamente un riequilibrio. Non si tratterebbe di una profanazione della proprietà privata e della libertà individuale, ma è l’unico modo per ritornare su standard europei.
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