23 Agosto 2011
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Riflessioni
Pubblichiamo volentieri il contributo di Carlo Annoni e Mario Saccone, aderenti al manifesto di verso Nord, che riflettono su alcuni temi proposti da Alessio Vianello, portavoce del Movimento, nel suo "punto della situazione".
Un anno dopo la fondazione di Verso Nord quale è la situazione e quali sono le prospettive del movimento?
Da aderenti al manifesto fondativo da tempo ci poniamo questa domanda. La recente assemblea del movimento a Mogliano Veneto ha cercato di dare queste risposte e approfittiamo de “Il punto” di Alessio Vianello, che della situazione fa il punto ufficiale, per provare a dire la nostra a questo proposito.
Elenco i passaggi chiave del documento di Alessio Vianello:
1. Verso Nord conferma la propria analisi sui problemi del paese e la visione delineata nel manifesto costitutivo del movimento;
2. I partiti attuali sono inadeguati a realizzare la visione delineata da Verso Nord;
3. Serve una nuova offerta politica moderata, civica, riformista, alternativa a questa destra e a 4. questa sinistra: costituente civica (prima elettorale poi politica) con target la maggioranza moderata del Paese;
4. Si vuole così lanciare la costituente civica “di un nuovo soggetto politico che abbia un DNA radicalmente riformista, un riformismo non negoziabile...”;
5. È quindi il momento di passare alla “presenza sui territori”;
6. portare il messaggio da Aosta a Palermo;
7. costruire una leadership nazionale.
A partire dai passaggi sopra elencati proveremo a svolgere, con spirito collaborativo e costruttivo, qualche considerazione.
1. Verso Nord non è un partito personale e bene ha fatto l’amico Vianello a ribadire i punti chiave identitari del movimento: stato leggero, mercato lavoro flessibile, concorrenza, sburocratizzazione, garanzia della giustizia (civile). Questi sono e devono rimanere gli elementi di identità su cui ci si riconosce. Ora capiamo che nella situazione italiana sia oggettivamente faticoso dare un nome alle cose, ma riteniamo che la famiglia politica di Verso Nord sia quella del Liberalismo Classico. Su questo chiediamo che il Movimento rivendichi apertamente una ascendenza che ci riconduca alla famiglia liberale europea. Sinceramente il Popolarismo, richiamato da Vianello, ci sembra molto più ambiguo su molti dei temi nella nostra agenda.
2. Il fallimento dell’attuale quadro politico è manifesto. Non pensiamo per altro che sia il fallimento del ventennio berlusconiano, ma di un fallimento che ha origini molto più remote anche se ricco di responsabilità recenti. Consociativismo, commistione opaca tra interessi privati e cosa pubblica, protezionismi corporativi, demagogia, nepotismo, stato debole e corruzione, mafie e privilegi, sono fenomeni eterni ma in questi anni li abbiamo visti dilagare con tante complicità e attori tanto di questa destra che di questa sinistra. Il nostro Paese presenta, e da che prese vita, la sintomatologia dei sistemi che non sanno apprendere, incapaci di autoriformarsi e quindi soggetti a periodici collassi.
È indubbio il fallimento della cosidetta II repubblica, ma dobbiamo ricordarci che la II repubblica nacque sul collasso della I repubblica, e oggi, vent’anni dopo, siamo di nuovo a capo con un Paese in crisi profonda e prossimo ad un collasso.
Evidentemente questo sistema ha una propria stabilità profonda che i maquillage periodici non alterano minimamente, e la realizzazione dell’agenda di Verso Nord temiamo passi obbligatoriamente dal far saltare i perversi equilibri alla base di questo sistema e che a nostro parere sono gli stessi che si oppongono alla realizzazione di una agenda liberale per il Paese (una agenda ben esemplificata dal manifesto di Verso Nord).
3. È indubbio che serva una nuova offerta politica, una offerta che esprima una proposta forte di modernizzazione da attuarsi nell’alveo dei valori liberali e democratici, e che sia portata avanti in modo autorevole da un soggetto rappresentato da persone credibili. La costituente civica non è un obiettivo, ma una necessità, poichè difficilmente è pensabile creare un soggetto autorevole e credibile che prenda forma a partire dai partiti attuali.
Non che non si possano accogliere persone con storie politiche e partitiche, anzi, ma non è pensabile che da questi si costruisca, che dai protagonisti della partitocrazia sia possibile edificare un soggetto che punti ad una rottura con la recente storia patria. Il gruppo dirigente del movimento necessariamente avrà una qualche continuità con il mondo dei partiti attuali, ma deve essere evidente e forte la discontinuità, si dovrà trattare chiaramente di un gruppo dirigente nuovo, anche se saranno presenti vecchi quadri.
Per capire poi quale sia il target di questa costituenda forza politica, ci dovremmo chiedere quali siano i gruppi sociali portatori di interessi coerenti con l’agenda del movimento. Ecco, su questo punto ci permettiamo di dissentire, quando Alessio parla di “maggioranza moderata del Paese”.
Se i portatori di interessi coi quali naturalmente siamo portati ad interloquire sono partite iva, piccoli imprenditori, giovani ambiziosi ma senza prospettive, lavoratori dei settori non protetti, cittadini precarizzati ai margini del mondo del lavoro, etc, allora facciamo fatica a riconoscere in questi la maggioranza moderata. Di chi si parla quando parliamo di maggioranza moderata? forse intendiamo il ceto impiegatizio-dirigenziale del settore pubblico? i baby-pensionati? gli imprenditori ed i lavoratori dei monopoli e dei settori protetti? Questi certo si raccomanderanno moderazione nelle nostre proposte, a differenza dei nostri interlocutori “naturali”.
In questo Paese, abituato da secoli di servitù alle arti servili, corrotto anche recentemente da un sistema in cui su diritti e doveri hanno prevalso privilegi, clientelismi e corporativismi, gli amanti della libertà, anche a livello economico, sono una minoranza e, spesso, una minoranza che subisce la propria condizione.
Oggi, nel nostro Paese, il sogno maggioritario è il “posto”, l’orticello tranquillo e difeso per legge dalla concorrenza, il calore della corporazione.. questo, oggi, non è un Paese per liberali ed è bene rendersi conto che vogliamo rappresentare una parte oggi minoritaria, almeno culturalmente, della società italiana.
Il problema non può quindi essere semplicemente quello di “rappresentare” la maggioranza ma come conquistare il diritto di rappresentare una forza oggi ancora minoritaria e, solo in prospettiva, maggioritaria.
Il nostro compito deve allora essere quello di attrezzarci per capire come fare leva su una base sociale oggi minoritaria, e usare l’effetto leva per far saltare i circoli viziosi su cui si auto-sostiene questo sistema, e così aprire nuovi spazi politici di manovra.
Non vediamo marce trionfali.. sicuramente vediamo delle marce lente e faticose.. qui va ricostruito un tessuto di fiducia e di relazioni a partire dalla nostra base sociale di riferimento, vanno costruite o conquistate associazioni a partire dai settori più esposti e meno rappresentati.
Comunque qui stacchiamo perchè il discorso merita ben altra attenzione e uno spazio di riflessione a se.
4. “soggetto politico radicalmente riformista, un riformismo non negoziabile.. “ come dicevamo pocanzi ben difficilmente possiamo pensare di trovare ascolto nel corpo moderato.. non noi ma l’intervento di Vianello parla di riformismo radicale, non negoziabile; ora questa è l’antitesi del moderatismo. Ai moderati poi un giorno si spiegherà che le riforme radicali sono il mezzo per evitare ben più radicali e spaventevoli passaggi, ma pensare che questo discorso sia compreso ora da chi di questo sistema è tra i principali beneficiari ci sembra pretendere troppo. Perchè, sarà bene dircelo, i moderati di cui si parla in Italia negli altri Paesi si chiamano conservatori. Non per niente sono i partiti conservatori come l’UDC che parlano sempre di moderati.
5. Questo è il momento di passare alla presenza nei territori, ma anche nella società. Anzi, si tratta di radicarsi nella società ancor prima che nel territorio, e questo per evitare di finire subito in ostaggio dei piccoli interessi dei tanti notabili e gruppi di interessi locali. Il nostro è un ambizioso programma di radicale riforma politica, economica e sociale, non una rivendicazione territoriale. Per questo motivo è nella società, nella base sociale cui possiamo pensare naturalmente di riferirci, che dobbiamo puntare gli sforzi di radicamento. Da questo radicamento sociale verranno le occasioni per il radicamento territoriale, non viceversa. Ovviamente non parliamo di un passaggio semplice, ma di un passaggio necessario.
6. Per portare il messaggio da Aosta a Palermo senza temere uno snaturamento del movimento dovremo necessariamente radicarci nella società prima che sul territorio. Altrimenti finiamo a fare il taxi dei soliti furbetti. Ci spiace dirlo, ma non sarebbe nè la prima nè l’ultima volta che un movimento riformista e radicale viene ad essere strumentalizzato a ben più miseri fini e così snaturato e depotenziato.
7. Una leadership nazionale non cala dal cielo..riteniamo nessuno in Verso Nord lo pensi, ma lo vorremmo ribadire. E’ inutile, anzi sbagliato pensare che la leadership sia un nome già famoso cui affidare l’immagine di un gruppo. Peggio ancora che la leadership possa derivare da un illustre ex, riciclato con nuovi slogan e bandiere. Queste sono leadership “mediatiche”, imposte o comunque controllabili dai padroni dei media, e sono quindi le leadership politiche deboli che conosciamo da anni. Vanno invece impostati i processi classici della politica, processi partecipativi lenti e faticosi, ma non ci sono scorciatoie alla buona politica. Anzi, ci vorrà ogni attenzione a che le regole interne siano sempre rispettate e con rigore, a che il merito vinca anche nella “competizione cooperativa” che naturalmente si avrà all’interno del movimento via via che si svilupperà: perchè, per esperienza, la violazione (sempre a fini nobili e buoni, ovviamente) delle regole e del principio del merito sono il principio della degenerazione partitocratica.
E si badi bene che regole come quelle che impongono cicli di vita a chi fa politica, sono importantissime: in Italia abbiamo anche troppi politicanti che una vita in politica ha reso scaltri e intelligenti oltre misura, ma non è di questo tipo di intelligenza che abbiamo bisogno e sarà bene farlo sapere in anticipo. Ovviamente confermandolo coi fatti.
Quindi giusto che uno stia 5-10 anni a fare politica “professionalmente”, ma è fondamentale mantenga un mestiere altro e che ci torni, almeno periodicamente, dopo il suo periodo come amministratore, consigliere o parlamentare.
Facendo riferimento ai processi classici della politica da impostare, come primo passo pensiamo che si debba avviare un percorso costituente del movimento.
Questo passo non è ancora stato avviato ma oggi le condizioni sono mature per farlo, anzi le condizioni ce lo impongono se non vogliamo che anche questo tentativo di dare finalmente un soggetto di politiche liberali fallisca prima di nascere.
Per impostarlo serve un dibattito organizzato ma aperto e franco. Non ci sono scorciatoie a questo faticoso passaggio, e questa consapevolezza ci ha spinto ad intervenire.
Speriamo quindi che questo modesto contributo, sia comunque apprezzato e valorizzato e contribuisca ad avviare un dibattito che ci porti, entro qualche mese, ad una esplicita fase costituente.
I tempi per far vincere il cambiamento non saranno brevi, inutile ce lo nascondiamo. Il processo che Verso Nord intende avviare non si gioca sul breve periodo, nello spazio di una elezione... quello che abbiamo davanti è un percorso lungo, difficile e tortuoso, ma più tardi partiamo più tardi arriviamo. Con la determinazione e la coscienza del valore di quello che stiamo facendo, dobbiamo accettare con piena consapevolezza le fatiche che ci attendono.
Qualcuno diceva che la rivoluzione non è un pranzo di gala, ed effettivamente l’agenda di Verso Nord è una agenda per una vera Rivoluzione Liberale! Non sottovalutiamolo...
Carlo Annoni
Mario Saccone
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