30 Novembre 2011
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Riflessioni

L’uscita di scena di Berlusconi mette a nudo il fallimento del suo progetto politico del 1994: fondare in Italia un partito liberale di massa, capace di modernizzare il paese liberalizzando i mercati chiusi, sburocratizzando la pubblica amministrazione, eliminando gli sprechi nella spesa pubblica, riducendo le tasse, introducendo flessibilità in uscita nel mercato del lavoro accompagnandola con una maggior protezione sociale.
Dalla promessa della “rivoluzione liberale” del 1994 sono passati 17 anni, di cui gli ultimi dieci quasi interamente a guida Berlusconi, e nessuna (e sottolineo, nessuna) delle citate promesse è stata mantenuta.
Dopo un simile risultato, qualsiasi progetto riformista avanzato da quel che resta del Pdl risulterà privo di qualsiasi credibilità : non sarebbe corretto, né storicamente né politicamente, imputare ad un’unica persona la deriva politico-amministrativa e il declino economico a cui oggi assistiamo. Corresponsabile con lui è un’intera classe dirigente che ha clamorosamente mancato l’obiettivo di modernizzare questo nostro paese quando più ne aveva i mezzi, cioè le maggioranze in Parlamento e fuori. Oggi, come vent’anni fa, lavoratori e imprese subiscono una pressione fiscale senza pari tra i paesi OSCE (oltre il 68% secondo un recente studio di Luca Ricolfi), mentre gli italiani tutti sono strangolati da una burocrazia elefantiaca, specchio di uno Stato-padrone, non certo di uno Stato al servizio dei cittadini.
Esaurito l’afflato liberal-riformista della Forza Italia della prima ora, risulta del tutto coerente la scelta di Alfano di fare rotta verso il rassicurante porto del popolarismo europeo, e cioè di guidare quel poco che resterà del Pdl verso una prospettiva di destra conservatrice, opzione del tutto simmetrica alla decisione del Partito Democratico a guida Bersani di traslocare definitivamente nella grande casa socialdemocratica europea, abbandonando le prospettive liberal annunciate da Veltroni al Lingotto.
Il “12 Novembre” dà quindi avvio ad un processo di “europeizzazione” del panorama politico italiano che non può che far bene al nostro paese, lasciando pero aperto l’interrogativo da cui siamo partiti: dopo il fallimento della rivoluzione liberale promessa da Berlusconi e del manifesto presentato da Veltroni al Lingotto, chi rappresenterà in Italia le istanze di snellimento della pubblica amministrazione e di mobilità sociale, di libertà , di laicità , di concorrenza anticorporativa, di tutela dei diritti civili e di legalità tipiche della tradizione liberaldemocratica europeista?
Serve quindi all’Italia una nuova offerta politica, interpretata e guidata da una nuova classe dirigente giovane e in larga parte rinnovata, capace di attualizzare ciò che di liberale e riformista albergava sia nel primo manifesto di Forza Italia che in quello del Lingotto, e che svolga in Italia il ruolo che essa svolge in quasi tutti i sistemi politici europei: quello di una forza che dà equilibrio al sistema, capace di imporre al contempo un’agenda riformista e modernizzatrice alla coalizione di cui essa fa parte.
Nessuno, oggi, crede realisticamente che i partiti che compongono il cosiddetto Terzo Polo possano dar vita ad un partito autenticamente liberale. Le tre formazioni di cui è composto il Terzo Polo hanno matrice non federalista, cioè contraria all’unico progetto capace di ridurre la spesa pubblica e ridurre la pressione fiscale, punti irrinunciabili di qualsiasi politica autenticamente liberale.
E quando il governo di emergenza guidato dal Professor Monti avrĂ esaurito la sua preziosissima missione, la domanda politica per un partito liberaldemocratico, soprattutto al Nord, esploderĂ in tutta la sua importanza ed attualitĂ .
Noi di Verso Nord ci stiamo preparando a tale appuntamento, avendo dichiarato, fin dalla nascita del nostro Manifesto nel luglio 2010, la nostra volontà di concorrere alla formazione di tale nuova offerta politica. In questo senso auspichiamo che anche la Fondazione “Italia Futura” presieduta da Luca Cordero di Montezemolo assuma presto una chiara natura politica ed elettorale e contribuisca con noi al Nord a rafforzare questa prospettiva politica.
L’Italia delle corporazioni e dell’assistenzialismo, delle tasse e della burocrazia parassitaria e clientelare ha un disperato bisogno di iniezioni di riformismo liberale. Un nuova offerta politica che sappia rendersene interprete può ambire tranquillamente a diventare uno dei primi tre partiti della nascente Terza Repubblica.
Alessio Vianello
Portavoce di “Verso Nord”
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alberto makes this comment
Un nuovo partito liberale e riformista
30-11-2011