Da il Corriere della Sera del 18 maggio 2011

«Ho la speranza di arrivare al 23% e 33% entro la fine della legislatura. Se non ci riuscirò non mi ricandido». Forse c`è anche lo sfinimento per le promesse mille volte tradite dietro la legnata data a Berlusconi. Quella che abbiamo citato è del 2 aprile 2004. Ma potremmo citarne altre ripetute così spesso da spazientire anche un uomo come Vittorio Feltri. Lo stesso messaggio scelto all'esordio nel '94 (e liquidato allora da Giulio Tremonti come «miracolismo finanziario») fu quello: «Due sole aliquote, una al 23 e una al 33%».

La realtà, dimostra il libro Tassati e mazziati di Giuseppe Bortolussi, segretario dell`Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre (Cgia), è andata molto diversamente: «Il 51% del nostro reddito lordo, più della metà di quello che ogni anno guadagniamo! Questo è quanto lo Stato "preleva" ai contribuenti onesti, all`insieme di tutte le persone che pagano regolarmente le tasse. Questa è la vera pressione fiscale che tutti noi, contribuenti corretti, ogni anno paghiamo allo Stato, chi poco più chi poco meno».

Oltre alle tasse dirette (657 miliardi di euro, pari mediamente a 43,2 per ogni 100 euro prodotti) esistono infatti una infinità di tasse indirette o occulte: «Provate a leggere con attenzione le vostre bollette del gas o dell`energia elettrica, e scoprirete che l'Iva è calcolata sulle accise, che è un'altra imposta. Peggio ancora è ciò che succede nel caso del pagamento del servizio asporto rifiuIn uno studio ti, indipendentemente dal fatto che lo strumento utilizzato sia si dimostra che una tassa (Tarsu) o una tariffa ai contribuenti (Tia). In entrambi i casi, al gettito prodotto dalla tassa o tariffa si agviene prelevato giunge un ulteriore fardello che è il 51% del reddito la tassa ex Eca sulla Tarsu o l'Iva sulla Tia, o ancora l'Iva sul prezzo dei carburanti, calcolata anche sul valore delle accise». Cioè tasse sulle tasse.

Fatto sta che il fax freedom day, cioè il giorno dell`anno in cui possiamo finalmente metterci in tasca tutta la nostra paga senza prelievi fiscali, si è spostato sempre più avanti. Una volta, quando al governo era la sinistra, i giornali berlusconiani ricordavano scandalizzati quanti giorni lavorassimo solo per lo Stato. Poi, con il Cavaliere lassù, l'indignazione è calata assai.

Vale dunque la pena di leggere una tabella a pagina 34 del libro di Bortolussi. Dove si vede che, a conferma della denuncia dell`Ocse di qualche settimana fa (l`Italia è quinta tra i Paesi industrializzati che pagano più imposte: 46,9% in crescita) è falso che Berlusconi non abbia mai «messo le mani nelle tasche degli italiani».

Nel 2000, ultimo anno della legislatura di centrosinistra, il giorno della liberazione dalle tasse arrivava il 1 ° giugno. Nel 2010, dopo sette anni su nove con il Cavaliere a Palazzo Chigi, è arrivato cinque giorni dopo: il 6 giugno. Se poi contiamo i debiti per la spesa pubblica che stiamo accumulando e che dovremo un giorno o l`altro pagare, il dato è ancora più pazzesco: nel 2000 il tax freedom day arrivava il 5 giugno, oggi il 25. Venti giorni dopo.

Che sia tutta colpa dei comunisti per sette anni su nove all`opposizione?

Gian Antonio Stella

Tags: Bortolussi

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